Decima edizione di Fattore R, Cia Romagna presente con le sue aziende
L’edizione 2026 di Fattore R – Romagna Economic Forum si è svolta a Rimini venerdì 23 ottobre. In occasione del decennale del forum l’edizione 2026 ha sviluppato il tema ‘Romagna, super area economica e urbana’ attraverso direttrici strategiche, quali tecnologia, start-up, ricerca e turismo del futuro.
Cia Romagna da alcuni anni è presente all’evento e in questa edizione nella sezione “pillole dal territorio” sono stati presentati due vitivinicoltori associati: Nicolò Bianchini e Alessandro Nicolucci (di seguito una loro breve presentazione) .
Anche questa edizione ha rappresentato un’importante opportunità di dibattito istituzionale ed economico, con la partecipazione dei sindaci dei comuni capoluogo della Romagna, dei vertici delle Camere di commercio di Romagna e Ferrara-Ravenna, di esponenti del mondo imprenditoriale e di autorevoli relatori, tra i quali il presidente dell’ABI Antonio Patuelli, l’economista Lorenzo Bini Smaghi, il presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale.
Nicolò Bianchini – Riminese, appartiene a quella nuova generazione di imprenditori agricoli che ha scelto di restare per dare un futuro al proprio territorio. Agronomo, produttore dell’azienda agricola I Muretti, coordinatore di Rimini Doc e dal 2026 presidente della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini, lavora perché la viticoltura riminese ritrovi un ruolo centrale, costruendo reti tra produttori, ristorazione, turismo, enti e istituzioni.
I Muretti, “tra le argille della Valconca” e il “rumore dell’Adriatico”, raccontano questa visione in modo concreto. Nata nel 1994 come azienda agricola di famiglia, oggi è una realtà di circa venti ettari dove vino, olio, ortaggi, farine, ospitalità e ristorazione fanno parte di un unico progetto. Lo scopo è dare valore a ciò che nasce dalla terra: in cucina arrivano la pasta fatta in casa, le uova delle galline allevate in azienda, l’olio extravergine e gli ortaggi raccolti ogni giorno o da una rete di aziende agricole locali selezionate.
Anche il vino segue la stessa filosofia. Fermentazioni spontanee, raccolta manuale, attenzione ai vitigni del territorio e un approccio essenziale, che punta a far parlare il paesaggio prima della tecnica.
L’innovazione, in questo caso, non è la tecnologia fine a sé stessa, ma la capacità di costruire un modello contemporaneo di impresa agricola: sostenibile, aperta al pubblico, capace di trasformare prodotti, creare esperienze e fare squadra con il territorio. È la stessa idea che Nicolò Bianchini porta oggi anche nei suoi incarichi istituzionali: fare della Rimini del vino e dei sapori un’identità riconoscibile, dove le eccellenze non competono tra loro, ma crescono insieme.
Alessandro Nicolucci – Ci troviamo in pieno Appennino Romagnolo, un tempo toscano, alle spalle di Forlì, dove i boschi compenetrano le vigne, su terreni aspri e poveri con presenza di calcare, arenaria, zolfo e gesso che apportano ai vini buona acidità, freschezza, longevità ed eleganza.
Predappio Alta è un antico borgo medievale che fonda le sue radici su una piccola roccaforte di origini romane deputata al controllo delle merci -soprattutto sale- che transitavano in direzione di Firenze dalle saline di Cervia.
In questa collina dove sorge il paese due erano le economie che sostentavano gli abitanti: l’estrazione dello zolfo e la coltivazione e produzione del Sangiovese.
Quando non si lavorava in vigna, di mazza e piccone si estraeva il prezioso minerale.
In questo contesto si colloca la famiglia Nicolucci, vignaioli dal 1885 e portabandiera di una antica tradizione produttiva, come si evince dagli statuti comunali risalenti al 1383 in cui già si testimoniava la cura e l’attenzione nei confronti dell’albero di Bacco in questo comune.
Attualmente la cantina è gestita da Alessandro Nicolucci, quarta generazione, ed un team di collaboratori che all’unisono condividono la filosofia produttiva aziendale ovvero di un Sangiovese classico, scevro da mode passeggere ed influenze che spesso allontanano il vino dalla propria terra di origine. Le Vigne sono oggetto di attenzioni improntate alla sostenibilità ed al rispetto dei terreni; da un po’ di anni si cerca di intervenire il meno possibile, mantenendo un tappeto erboso, importante per tenere fresco il terreno; i prodotti utilizzati sono naturali e ridotti al minimo, si utilizzano alghe, bicarbonato di potassio, tannino di castagno, oli di agrumi e poco zolfo; tali tecniche non lasciano residui sull’uva. Inoltre l’esposizione verso sud/sud-est ed una buona escursione termica tra il giorno e la notte sono condizioni ideali per i vigneti e pochi trattamenti. A tal proposito già da diversi anni la campagna è certificata BIO.
La produzione principale è Sangiovese, di questi, il Cru più importante è la Riserva Vigna del Generale; vigna centenaria, totalmente rinnovata con il medesimo clone (ad acino medio-piccolo) preesistente, di cui stiamo ancora approfondendo la genesi, situata sulla collina sulfurea di Predappio Alta (FC).
Un nuovo progetto si basa sulla riscoperta di un vecchio clone di Trebbiano Ramato (oppure della Fiamma) in grado di produrre vini di struttura che ben si accompagnano alla cucina sia di mare che della collina.
“La storica Vigna del Generale fu acquistata da mio nonno Amedeo dopo la Prima Guerra Mondiale”, racconta Alessandro Nicolucci; il proprietario era proprio un Generale di Corpo d’Armata, il quale era solito aggirarsi tra i suoi vigneti accompagnato dal fedele lupo trovato cucciolo in campagna; da questa storia è nata l’etichetta. È da sempre considerata dai vecchi del paese la posizione migliore in cui far crescere le viti, su un terreno aspro, povero. Qui, solo dalle piante migliori, con una attenta raccolta manuale si produce questo Sangiovese di rara e assoluta qualità. Non è solo vino ma storia, tradizione, dedizione, sacrificio, attesa, amore

