ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

Presidio degli agricoltori alluvionati/I punti per ripartire e salvare produzioni, territorio, redditi e posti di lavoro

Da Pieve Ponte, Faenza (RA), gli agricoltori romagnoli in presidio hanno chiesto di agire in fretta, a più di un anno dalle due alluvioni e dalle frane che hanno travolto la Romagna, per accelerare l’erogazione dei ristori e la ricostruzione.

Con “Vogliamo ripartire”, l’esortazione rilanciata più volte nel corso della mattinata, gli agricoltori intendono abbracciare la dignità di tutti. «Siamo consapevoli che le sfide in essere, nella loro complessità, richiedano condivisione e collaborazione – invocano le organizzazioni agricole promotrici – Siamo anche certi che si debbano allontanare strumentalizzazioni di ogni sorta, per il bene della collettività tutta, per perseguire un obiettivo comune: la salvaguardia, la tenuta e la ripresa delle attività agricole, il rilancio del territorio, a tutela di un valore aggiunto importante che va oltre i confini regionali».

Il presidio voluto da Cia Romagna, Confagricoltura Ravenna, Copagri, Terra Viva Emilia Romagna, Legacoop Romagna e Agci Emilia Romagna ha messo al centro un manifesto in 5 punti, una road map che è di fatto un imperativo inderogabile per chi ha a cuore il territorio ancora martoriato.

Hanno partecipato il sindaco di Ravenna e presidente della Provincia Michele De Pascale, il sindaco di Faenza Massimo Isola con l’assessore alla sicurezza e protezione civile Massimo Bosi, il sindaco di Castel Bolognese Luca Della Godenza, di Bagnacavallo Matteo Giacomoni, di Massa Lombarda Stefano Sangiorgi, di Solarolo Maria Diletta Beltrami, di Conselice Andrea Sangiorgi, di Russi Valentina Palli, di Cotignola Federico Settembrini, Federica Malavolti di Riolo Terme insieme ai rappresentanti dei comuni di Alfonsine, Casola Valsenio e Lugo; con loro anche il vicesindaco del comune di Cervia Gianni Grandu e la deputata PD Ouidad Bakkalì.

Delle 6.168 aziende agricole presenti nel Ravennate (al 31.12.2023), il 28-30% ha subito danni più o meno ingenti. Per quanto concerne l’erogazione degli indennizzi di AgriCat – fondo istituito da Ismea per risarcire i danni da calamità – il 50% delle richieste è stato respinto. Delle domande accettate solo 2 aziende su 10 stanno, seppur molto lentamente, ricevendo un parziale contributo.

L’azienda agricola di Alex a Castel Bolognese (RA) è circondata dal fiume Senio. La furia dell’acqua ha sradicato piante da frutto, distrutto capannoni e attrezzature, per un totale di 300.000 euro di danni. «Siamo demoralizzati ma vogliamo essere fiduciosi: sono arrivati solo 30.000 euro di fondi regionali, tutto il resto lo abbiamo anticipato noi per mettere a dimora nuove piante, riparare strutture, comprare trattori e sistemare gli edifici – racconta -. Il Fondo AgriCat? Troppo lunghi i tempi per le perizie».

Giampietro guida una cooperativa agricola che ha 2400 ettari coltivati nei comuni di Conselice, Massa Lombarda, Argenta, Imola e Medicina, al confine quindi con Ferrara e Bologna (seminativi, frutteti, vigneti, con stalla di produzione di latte bio, agriturismo, impianto biogas e azienda faunistico-venatoria), dove lavorano più di 200 persone tra soci e manodopera impiegata. «La perdita complessiva è stata quantificata in 7.800.000 euro – ci spiega – ma abbiamo ricevuto solo 900.000 euro dal fondo di crisi e 130.000 euro dal Ministero del Turismo per l’agriturismo. Stiamo ancora aspettando l’acconto del Fondo AgriCat, ossia 240.000 euro su un danno tabellare di 2.800.000 euro. Poi stiamo faticando a caricare la domanda sulla piattaforma Sfinge da effettuare per ogni singolo comune».

Mirko a Roncalceci (RA) ha 60 ettari di colture specializzate che sono finite sotto 2 metri e mezzo d’acqua per circa una settimana: 200.000 euro di danni con impianti fruttiferi devastati, orticole bruciate e mezzi da buttare. «Sono stato costretto a vendere del terreno per pagare le spese e ad oggi – dice – ci hanno dato 28.000 euro (fondo di crisi) e 5.000 euro (fondo AgriCat): speriamo che questo sia solo un acconto ma non si sa bene. Ci spaventa la burocrazia».

Stefano lancia un appello per l’agricoltura nelle aree collinari. «Vorremmo capire quali siano le reali intenzioni della Politica, delle istituzioni. Così non si può andare avanti. Frane, strade interrotte, ma anche la scarsa disponibilità d’acqua nei periodi siccitosi. Bisogna valorizzare il prodotto di collina, con un piano di sviluppo e caratterizzazione della qualità: frutti più dolci e uve dalla gradazione alcolica elevata». A Riolo Terme (RA) coltiva piante da frutto, viti, grano, orzo ed erba medica. «La mia azienda è stata gravemente danneggiata dall’alluvione. Tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun aiuto economico, eccetto un versamento di 13 euro e 83 centesimi da parte di AgriCat a fronte di un presunto danno di 40.000 euro».

Luigi, imprenditore florovivaistico e frutticolo nel Faentino, con terreni tra il Lamone e il Marzeno, ha calcolato complessivamente 5 milioni di euro di danni tra colture in campo, piante e fiori pronti per la vendita. Ha perso all’incirca 98.000 rizomi di peonie, un investimento quasi ventennale visto il ciclo produttivo. «Eppure – spiega – finora sono arrivati solo 90.000 euro dal fondo di crisi, ma so già che con i criteri stabiliti non mi verranno mai ripagate le piante in vaso e le radici perse, neanche i fiori recisi spazzati via. La mia attività è ripartita solo in parte con enormi difficoltà».

Pertanto le organizzazioni agricole chiedono con forza:

  1. Un piano strategico di messa in sicurezza del territorio a partire dalla collina, con interventi strutturali di mantenimento e consolidamento dei terreni;
  2. Semplificazione burocratica e procedure più snelle per le perizie e le richieste di ristoro dei danni alle aziende agricole in particolare quelle di collina colpite anche da frane e smottamenti;
  3. Contributi a integrazione del reddito che siano realmente rispondenti alle esigenze degli imprenditori alluvionati;
  4. Il saldo delle risorse messe finora a disposizione dal Fondo AgriCat per coprire i danni delle aziende agricole alluvionate;
  5. Un maggior coinvolgimento delle associazioni agricole nella gestione del Fondo AgriCat, nella determinazione dei parametri di salvaguardia delle aree alluvionate e nelle tempistiche/problematiche di erogazione dei fondi ministeriali.

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Mercato contadino Ravenna, colonnina elettrica

Il mercato contadino di piazza della Resistenza a Ravenna è ancora più “sostenibile” con la colonnina elettrica inaugurata a inizio luglio. La colonnina eletrrica è ad uso dei produttori agricoli che hanno la necessità di mantenere la catena del freddo per i loro prodotti. L’intervento è stato realizzato in sinergia con il Comune di Ravenna e le associazioni di categoria Cia Romagna, Coldiretti e Confagricoltura

La colonnina ha sostituito i generatori a gasolio che i singoli operatori utilizzavano riducendo così l’impatto ambientale e acustico a vantaggio di tutti.

All’inaugurazione era presente per Cia Romagna Danilo Donati, tecnico responsabile territoriale Cia di Ravenna e Russi. 

Sicurezza in agricoltura, al via a Bagnacavallo il ciclo di incontri

Il tema della salute e sicurezza sul lavoro è particolarmente strategico ed è necessario di tanto in tanto procedere con ripassi e aggiornamenti degli adempimenti richiesti dalla normativa vigente per tenere alto l’impegno sui comportamenti corretti e sicuri. 

A tal proposito Cia Romagna organizza alcuni incontri, il primo dei quali è in programma giovedì 13 giugno alle 20.30 a Bagnacavallo (RA) nella Sala Convegni di Terremerse (Via Cà del Vento n. 21). Sarà l’occasione per approfondire l’insieme di misure, provvedimenti, valutazioni e monitoraggi che bisogna mettere in atto nei luoghi di lavoro per tutelare la salute e l’integrità dei lavoratori, proteggendoli dai rischi presenti e per evitare o ridurre gli eventi infortunistici così come i rischi professionali e non solo.

Presiede i lavori Danilo Misirocchi, Presidente di Cia Romagna. Interviene Giorgio MontanariTitolare dell’azienda Labhor sistemi di gestione, igiene, qualità, ambiente e privacy. Saranno presenti Jenna Carlucci, Responsabile Ufficio Paghe imprese, lavoro, colf-badanti Cia Romagna e Alessia Buccheri, Direttore Cia Romagna. 

L’appuntamento si terrà prossimamente anche a Cesena (FC) e a Coriano (RN). 

All’inizio di aprile 2024 è stato siglato un Accordo dalla Prefettura di Ravenna insieme a diversi partner, fra cui Cia Romagna, per promuovere la formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e l’attenzione si focalizza in particolare sul settore agricolo. L’intesa scaturisce dagli impegni assunti con il patto territoriale di comunità per la prevenzione degli infortuni, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e la legalità del luglio 2022.

Altri eventi estremi, altri danni

Chi ha avuto danni inoltri segnalazione entro la mattina di lunedì 3 giugno

La settimana in corso, l’ultima di maggio, sarà probabilmente sempre a rischio di nuove precipitazioni e temporali anche di forte intensità.

Le recenti violente perturbazioni, dopo quelle del 15 e 16 maggio, si sono abbattute il 24 e il 25 maggio in  alcune altre aree del ravennate (faentino) e in particolare nel forlivese e nel cesenate. Qui le zone più colpite sono state quelle tra Sogliano al Rubicone, Montetiffi e Roncofreddo, Villanova, Villagrappa, Ronco proseguendo verso Forlimpopoli e Selbagnone: danni a frutteti, orticole, cerealicole,  vigneti a causa della grandine e del vento. Quello che la gradinata del 25 maggio ha lasciato sugli alberi in molti casi non potrà essere conferito nemmeno all’industria di trasformazione.

Il servizio tecnico di Cia Romagna sta raccogliendo tutte le segnalazioni di danno. La segnalazione non dà diritto a rimborso immediato, ma sarà importante nel caso la Regione Emilia-Romagna chieda al Ministero la declaratoria per lo stato di calamità naturale per accedere ad eventuali fondi della Legge 102. Chi ha avuto danni deve fare segnalazione entro la mattina di lunedì 3 giugno. 

Gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti e più violenti e in certi casi sono stati compromessi anche i sistemi di difesa attiva dai danni da maltempo. Le complicazioni per quanto riguarda i sistemi di difesa passiva sono note e Cia non molla la presa su questo argomento: occorre trovare il modo affinché gli agricoltori possano assicurare il proprio lavoro e occorre rendere il fondo Agricat più efficace. Ogni attività imprenditoriale va tutelata e il fondo mutualistico istituito per il comparto agricolo secondo Cia non è stato declinato nel modo giusto: andrebbe esteso a tutta Italia per suddividere il rischio tra aree geografiche e colture diverse e deve poter intervenire a supporto delle compagnie assicurative

Se da un lato c’è chi deve far fronte alla pioggia, e in particolare alla grandine, altre zone della Romagna soffrono per la siccità e la situazione locale riflette quella più generale italiana, con il nord che ha dovuto affrontare queste perturbazioni e il sud alle prese con la siccità. 

Le perdite sono ancora tutte da quantificare in termini economici e sono distribuite in maniera discontinua sul territorio. Tuttavia, aggiungono ulteriori difficoltà ad un comparto esposto in prima linea agli effetti dei cambiamenti climatici. Ci sono aziende che saranno senza produzione e senza reddito ma con spese sostenute e da sostenere; molte sono quelle colpite anche dalle alluvioni del maggio 2023. 

Ancora calamità

Alle prese coi conti delle conseguenze sull’agricoltura dell’ondata di maltempo del 15 e 16 maggio

Il maltempo del 15 maggio dall’imolese è sceso verso Mordano, Bagnara di Romagna e Massa Lombarda, poi è andato verso sud colpendo fortemente Cotignola e Bagnacavallo. Il maltempo ha proseguito poi verso il ravennate.

Il 16 maggio è sceso da Brisighella a Faenza, Solarolo e Castel Bolognese dirigendosi poi ancora su Cotignola e Bagnacavallo, poi su Fusignano ed Alfonsine arrivando di nuovo fino a nord di Ravenna. Una seconda perturbazione è partita dalle alte valli forlivesi e ha colpito tutti i territori tra Ravenna e Forlì fino a sud di Ravenna.

La quantità e la violenza della pioggia e della grandine e le forti raffiche di vento hanno provocato danni ingenti nelle aree coinvolte su tutte le produzioni e anche molti impianti di difesa attiva sono stati compromessi. A terra il grano e anche dei filari, molte le situazioni con le viti spoglie. Oltre alle strade, allagati i campi con frutta, vigna, orticole e cerealicole. Altre grandinate importanti hanno colpito nei mesi scorsi anche le provincie di Forlì-Cesena e Rimini.

Si è trattato di perturbazioni eccezionali, come ha spiegato il tecnico meteorologo Pierluigi Randi, che tuttavia “non hanno nulla a che fare con quanto successo lo scorso anno, perché negli Appennini è caduta poca o per niente pioggia e l’impatto sui fiumi è stato pressoché nullo”. Dov’è piovuto e grandinato, in un brevissimo lasso di tempo, circa tre ore in tutto in totale nei due giorni del 15 e del 16 maggio è caduta la pioggia che normalmente cade in aprile e maggio messi insieme.

15 maggio – Cia Romagna ha ricevuto segnalazioni dagli agricoltori associati per il maltempo che ha colpito nel tardo pomeriggio del 15 maggio una parte di Bassa Romagna e la parte nord-ovest di Ravenna: è caduta tantissima forte pioggia, in alcune zone anche grandine, forte vento. In certe aree steso il grano e anche dei filari. Oltre alle strade, allagati anche i campi con frutta e vigna molto probabilmente colpite anche questa volta in maniera pesante. Citando i dati del Tecnico Meteorologo Pierluigi Randi “in meno di due ore nelle zone interessate è caduta la pioggia che normalmente cade nell’intero mese di maggio (fra i 55 e i 65 mm)”.

“A un anno dalle alluvioni”, al Tg3 Fuori Tg del 16 maggio la testimonianza di Stefania Malavolti

Giovedì 16 maggio al Tg3 Fuori Tg nella puntata che approfondisce la situazione di territori, aziende, cittadini “a un anno dalle alluvioni” anche la testimonianza di Stefania Malavolti, associata Cia Romagna, membro del Comitato esecutivo della stessa e coordinatrice di Donne in Campo. Da Casola Valsenio, dalla sua azienda agrituristica e zootecnica Fattoria Scania di Settefonti, descriverà la situazione del suo campo devastato dalle frane di un anno fa. Le domande di risarcimento sono complicate e onerose. Troppa burocrazia. Questo il link per vedere la puntata del 16 aprile: https://www.rainews.it/rubriche/tg3fuoritg/video/2024/05/TG3-Fuori-TG-del-16052024-cc4e3892-3fa7-4bea-9203-36bc1a563b65.html

Primo Maggio, l’agricoltura in piazza a Santarcangelo di Romagna

L’agricoltura torna in piazza il Primo Maggio per il lavoro, l’ambiente e la pace. Cia Romagna promuove il tradizionale appuntamento a Santarcangelo di Romagna, dove mercoledì dalle 9.30 alle 17 gli agricoltori saranno protagonisti con i loro prodotti, i veicoli, musica, giochi per i più piccoli e ciambella e vino per tutti.

Per Cia Romagna l’evento clementino è un appuntamento annuale importante per ricordare il valore del Primo Maggio, del lavoro e in particolare del lavoro agricolo. L’obiettivo è favorire il contatto e la conoscenza tra chi produce e chi consuma, perché ci sia sempre maggiore sensibilità delle reciproche esigenze.

Mercoledì la giornata inizia in piazza Gramsci con il ritrovo dei partecipanti e dei mezzi agricoli. Alle 10.30 il corteo degli agricoltori sui loro trattori: veicoli storici e giganti di ultima generazione che non mancano di affascinare ogni anno adulti e bambini.

Alle 11 in piazza Ganganelli il momento dei saluti istituzionali. Interverranno Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, Matteo Bartolini, vicepresidente Cia Nazionale e vicepresidente del gruppo Pac del Copa-Cogeca, Lorenzo Falcioni, vicepresidente vicario di Cia Romagna, e i rappresentanti del Comune di Santarcangelo. 

Già dalla mattina piazza Ganganelli sarà la cornice della festa con la musica del duo Emisurela, il ludobus Scombussolo e il mercatino degli agricoltori locali con i sapori della nostra terra. Alle 13 tutti a pranzo insieme nelle tavolate in piazza con la ligaza.

Cia e la proposta di legge per dare più valore all’agricoltura

Nel corso della Conferenza organizzativa è stata presentata al Ministro Lollobrigida. Focus anche su fauna selvatica, accesso al credito e Pac. Momento importante anche per parlare dei servizi alla persona di Cia. Presenti per Cia Romagna, il direttore Alessia Buccheri, la responsabile dei Servizi alla Persona di Cia Romagna Miriam Bergamo e il presidente Danilo Misirocchi.

Accrescere il peso economico e la forza negoziale dell’agricoltura all’interno della filiera; redistribuire equamente il valore aggiunto tra tutti gli attori, intervenendo contro le pratiche commerciali sleali e per una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi; valorizzare i percorsi di alleanza tra agricoltori e consumatori, sui quali ricade gran parte della crisi tra costi di produzione alle stelle e caro inflazione. Sono questi i tre pilastri della proposta di legge messa a punto da Cia-Agricoltori Italiani e annunciata alla Conferenza organizzativa della Confederazione svoltasi a Roma, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida.

“Il testo su cui stiamo lavorando da mesiha dichiarato il presidente di Cia nazionale, Cristiano Finiè pronto a sbarcare in Parlamento e rappresenta quel passaggio cruciale e urgente per riportare l’agricoltura al centro. Vogliamo salvaguardare il mondo agricolo con una legge ad hoc. Il settore merita il riconoscimento definitivo del proprio valore nella catena agroalimentare attraverso prezzi più stabili e redditi dignitosi”.

Per un’agricoltura capace di superare il perdurare dell’impasse emergenziale, da Cia al ministro Lollobrigida non solo la proposta di una legge che sarebbe strategica alla tenuta del settore, ma anche il richiamo a questioni dirimenti che stanno imbrigliando il comparto. In primis, e da troppo tempo, la gestione della fauna selvatica: serve affidare il coordinamento, per il controllo della popolazione dei cinghiali, al Comando Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri; dotare di specifiche professionalità gli Uffici di pianificazione faunistico-venatoria della Pa; superare il regime de minimis per gli indennizzi; rafforzare l’autodifesa degli agricoltori, partendo dallo snellimento delle pratiche burocratiche, come ricercare la densità ottimale della specie lupo.

Fuori classifica, poi, il nodo liquidità. Cia chiede l’utilizzo immediato delle risorse finanziarie per il sostegno al credito, a partire da quelle della legge di Bilancio; la creazione di un Fondo Nazionale per l’abbattimento degli interessi dei finanziamenti a medio-lungo termine; il potenziamento del Fondo di Garanzia Pubblica e una moratoria a livello comunitario per i debiti contratti dagli agricoltori.

Il contributo di Cia alla revisione della Pac passa, invece, per gli interventi che l’Europa dovrebbe concretizzare già nel breve periodo. Non solo con la semplificazione delle procedure di approvazione di eventuali modifiche dei Piani strategici nazionali, consentendo maggiore autonomia agli Stati membri, ma anche assicurando più flessibilità sull’applicazione delle regole di condizionalità, senza prevedere sanzioni in caso di inottemperanza. Bisogna aggiornare e facilitare gli eco-schemi; rendere le Ocm meno rigide per facilitare la spesa; alzare le percentuali sugli aiuti accoppiati per sostenere gli agricoltori in caso di crisi. Inoltre, occorre aggiornare e potenziare il budget destinato alla gestione del rischio e prendere in considerazione le proposte presentate da tempo da Cia per redigere un piano assicurativo nazionale. Tale Piano deve permettere alle aziende – pesantemente e sempre più ripetutamente colpite da emergenze meteoclimatiche devastanti – di assicurarsi dalle calamità.

“Per l’agricoltura non c’è più tempo da perdereha concluso Fini – Dobbiamo continuare a lavorare per dare speranza e futuro al settore”. Che è speranza e futuro per i territori e le comunità, che è tenuta sociale, ambientale ed economica.

Gestione del rischio danni in agricoltura: gli imprenditori agricoli devono poter assicurare le proprie aziende e nei tempi giusti

La difesa del lavoro non si fa a suon di deroghe alla Legge 102

Nella serata di approfondimento organizzata da Cia Romagna insieme al Condifesa Ravenna e al Condifesa Romagna, sono stati esaminati gli strumenti a cui gli agricoltori possono accedere per la gestione del rischio: difesa attiva, la spigolosa questione della difesa passiva (assicurazioni) e Agricat.

La serata, seguita da oltre 130 partecipanti in presenza e in collegamento, si inserisce nell’impegno di Cia di tenere alta l’attenzione su questo tema per lavorare sin da ora anche per il 2025, perché non si ripeta la situazione del 2024, che sancirebbe la fine del sistema assicurativo per le imprese agricole.

I relatori erano:  Stefano Francia, presidente Cia Emilia-Romagna, vicepresidente Asnacodi e presidente del Condifesa Ravenna; Manuel Quattrini, vicedirettore Cia Emilia-Romagna e consigliere Caa Cia nazionale; Claudio Bartolini, vicepresidente Condifesa Romagna; Fabio Pesci, direttore Condifesa Ravenna. Ha Introdotto e presieduto i lavori Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna.

“Il tema della gestione del rischio in agricoltura è in continua evoluzione con molte problematiche aperte e diverse incertezzeha affermato Danilo Misirocchi, presidente di Cia RomagnaQueste riguardano in particolare la difesa passiva, cioè la possibilità da parte delle aziende agricole di potersi assicurare. I recenti cambiamenti di indirizzo sul tema da parte del Ministero rendono ancora più complessa la situazione”.

Le compagnie assicurative nelle ultime campagne – con il verificarsi di sempre più eventi climatici estremi – hanno registrato prevalentemente risultati negativi; c’è stato un considerevole aumento delle tariffe assicurative e una diminuzione della capacità di copertura da parte delle compagnie stesse e una loro disaffezione a questo settore.

In tutto questo ci sono gli agricoltori che sulla campagna 2022 hanno ricevuto solo il 40% del contributo sull’assicurazione agevolata anziché il 70% e nulla è stato erogato per la campagna 2023.

Ad oggi, marzo 2024, non si sa come si chiuderanno queste due campagne (le modifiche sono avvenute dopo gli accordi) e non si sa ancora quali siano i parametri per il 2024 in corso: lo spettro di possibili prossime gelate – considerando anche l’andamento climatico con un inverno che non c’è stato – crea altra incertezza e tanta preoccupazione agli agricoltori.

Le azioni che Cia sta portando avanti sono volte alla valorizzazione dello strumento della difesa passiva attraverso le polizze assicurative e non con le deroghe alla “Legge 102” e si batte perché i tempi delle discussioni fra le partisul “piano di gestione dei rischi agricoli” siano allineati ai tempi dell’agricoltura e per avere gli accordi sulle polizze a gennaio.  Cia e i Condifesa presenti alla serata convergono sulla necessità di ridare fiducia a un sistema che pur con tutte le difficoltà può dare risposte alle aziende agricole pesantemente e sempre più ripetutamente colpite dalle calamità.

Stefano Francia – presidente Cia Emilia-Romagna, vicepresidente Asnacodi e presidente del Condifesa Ravenna – ha sottolineato che a settembre 2023 la bozza del piano di gestione dei rischi c’era ma il Ministero (Masaf) in gennaio ne ha chiesto un nuovo. La Conferenza Sato-Regioni dovrebbe riunirsi i questi giorni. Anche su Agricat è stata fatta marcia indietro: “La nuova decisione del Ministero di far intervenire Agricat sul primo rischio e non sul secondo fa sì che le compagnie assicurative non diminuiscano la propria esposizione al rischio catastrofale e, pertanto, i capitali a disposizione saranno molto limitati”, ha concluso Misirocchi.

L’attenzione di Cia è anche sugli strumenti di difesa attiva, come dimostra un importante risultato riferito al bando per la prevenzione danni da gelate concluso a ottobre 2023 per il quale, con la battaglia politico-sindacale di Cia, le risorse complessive inizialmente di circa 1 milione di euro sono arrivate a oltre 11 milioni di euro per finanziare tutte le domande presentate e ritenute ammissibili.

Rispetto per gli agricoltori

Il Milleproroghe ha previsto alcuni interventi per il settore agricolo, ma Cia continuerà a lavorare pensando a strategie anche per il medio e lungo periodo. Qui vengono presentate le proposte di Cia in Italia e in Europa per gestire non solo l’emergenza.

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