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Il conto (salato) della transizione ecologica

Cristiano Fini, Presidente Cia Emilia Romagna

La transizione ecologica è iniziata e sarà un processo irreversibile: d’altronde, non possiamo proseguire ad applicare politiche di sviluppo continuando a depauperare il nostro pianeta, fingendo peraltro che i cambiamenti climatici in atto non incidano sulla vita delle persone.

Purtroppo, però, i nostri dubbi si stanno rivelando in tutta la loro drammaticità perché l’impatto economico del Green Deal avrà dimensioni importanti, sia nel portafoglio sia nelle abitudini di imprese e cittadini.
Infatti oggi vediamo le conseguenze nei rincari dei costi energetici e delle materie prime, domani assisteremo all’aumento dei prezzi al consumo, in particolare per le derrate alimentari. Già, perché l’inevitabile incremento dei costi e la perdita di produttività dovuti ai cambiamenti climatici ed alla transizione verde, dovranno portare all’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, pena la chiusura di molte imprese che, già oggi, si collocano nella situazione di estrema sofferenza.

Questa circostanza è dovuta all’eliminazione dal commercio di numerosi principi attivi che consentivano agli agricoltori di potersi difendere dalle tante fitopatie spuntate negli ultimi anni, senza fornire loro adeguati strumenti sostitutivi. Se a ciò aggiungiamo l’impatto devastante dei cambiamenti climatici in agricoltura (gelate, grandinate, siccità) il quadro appare davvero drammatico.

La ricerca sta facendo passi in avanti, soprattutto per ciò che riguarda il biocontrollo ed i metodi di difesa attiva, ma tuttora non vediamo interventi risolutivi verso tanti flagelli che colpiscono le nostre campagne: se rimarremo a lungo in questo “mondo di mezzo”, le imprese agricole non compiranno la transizione verde perché chiuderanno prima del traguardo!

Una meta ambita, intendiamoci, anche dagli stessi agricoltori perché sono i primi che vogliono continuare a produrre in maniera sostenibile. E allora occorre fare presto e con maggior coraggio. L’Europa deve sbloccare l’utilizzo di Nbt (acronimo inglese per New breeding techniques, le biotecnologie più innovative) capaci di dare piante più resistenti alle avversità (attenzione, non gli Ogm) e la ricerca (quella pubblica, universitaria) deve avere uomini e risorse per fornire strumenti e conoscenza agli agricoltori, allo scopo di contrastare l’avanzata poderosa delle avversità.

sostenibilità, transizione ecologica

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